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27 gennaio 2016

Shoa. Sono una testimone anche io.

Il mio pensiero oggi non poteva non essere rivolto all'importanza della Memoria.
All'importanza di mantenere vivo un ricordo.

Mi sono chiesta spesso: posso considerarmi una testimone della Shoa?

No, non l'ho vissuta.
No, non sono una sopravvissuta.
No, non sono ebrea.
Si, l'ho studiata.
Si, il ricordo di ciò che ho imparato e studiato sulla Shoa è vivo dentro me.
Si, tutte le testimonianze che ho letto sono "mie", le posso raccontare a mia volta. Ne sono "testimone".

Un giorno che i veri testimoni dell'Olocausto ci avranno lasciato, resteranno le loro testimonianze, i loro racconti, è giusto che ci si faccia carico della loro storia, che si raccolga il loro monito e si continui a gridare ciò che è stato:
"meditate che questo è stato, vi comando queste parole, scolpitele nel vostro cuore....ripetetele ai vostri figli..." è il monito di Primo Levi, in "Se questo è un uomo"

Le ho scolpite dentro queste parole. Non le posso più scordare. 

Quando ho iniziato a interessarmi della Shoa, non avevo idea del suo significato, 
non avevo idea mi avrebbe devastato così come è stato. 
Non sono bastati 10, 50, 100 libri a fermare il mio stupore, lo sgomento e l' incredulità difronte a quanto leggevo. 
Mi ripetevo: "ma no, non è possibile sia successo questo", "non è possibile sia successo per mano di un popolo colto, un popolo simile al mio" e questo se lo chiedevano tutti, fino all'ultimo, la gente ha pensato e creduto che nulla di grave poteva succedere, non erta possibile...
Invece han preso dentro tutti, gente comune,  giovani pieni di vita, mamme coi bimbi piccoli,  donne innamorate,  padri e mariti, studenti, vecchi e disabili. Tutti.
 
Ci sono storie che non vorresti leggere mai, come quella del piccolo Sergio de Simone e dei venti bambini di Bullenhuser Damm, cui ancor oggi tante persone, attraverso indagini, ricerche e nuove testimonianze, cercano di dare un nome e un volto.
E' attraverso il lavoro dei testimoni, che questi bambini continuano a vivere, 
allora capite perché è importante sapere, conoscere.. 

***
Tre anni fa ad Amsterdam ho visitato la casa e il rifugio segreto di Anne Frank.

Non lo scorderò mai. Perché Anne è li, la puoi scorgere ovunque, la puoi immaginare seduta alla finestra a guardare il cielo da una fessura, la puoi immaginare allo scrittoio che non c'è più.


inevitabilmente pensi a cosa è stato, 
Assieme al rifugio segreto, non potrò più scordare un'enorme immagine che raffigurava il padre di Anne, Otto Frank, in piedi, al ritorno dai lager, unico sopravvissuto della sua famiglia, con lo sguardo fisso nel vuoto.


Vuoto. E' questo che si prova quando impari ciò che è stato, 

Oggi penso a chi è riuscito a sopravvivere alla barbarie nazista.
Capisco fin troppo bene perché in tanti abbiano taciuto per anni prima di sentirsi in grado di testimoniare.
Come potevi raccontare l'orrore senza senso? 
Come potevi far capire a uno "normale" che un altro "uomo normale" gli aveva tolto tutto, persino e soprattutto la dignità di potersi definire essere umano.

Vorrei pensare che l'uomo impara dagli errori e fa tesoro di ciò che è stato. 
Sono un'illusa lo so bene. Non sarà così. 
Ma nel mio piccolo alleno la memoria e questo fa si che per qualche secondo  migliaia di
 "sommersi" diventino "salvati"
e possano tornare idealmente a ridere, parlare e vivere, 
vivere, vivere nel cuore di ognuno di noi.

27 gennaio 2014

Questo è stato...

Provate a pensare di dover dire a vostro figlio che da domani non potrà più andare a scuola;
dovete fargli capire, spiegando l'assurdo, che anche i suoi amici, li potrà vedere di meno,
che in autobus non potrà più salire, che dovrà stare attento a non camminare sui marciapiedi, che al negozio del pane non ci si deve più andare
che non potranno esserci pomeriggi ai giardini pubblici, a teatro o al cinema, 
che il papà, finora impiegato, insegnante, avvocato, operaio, negoziante
non ha più un lavoro e deve reinventarsi una nuova vita.
che assurdità vero?
eppure
questo è stato
già questo bastava a rendere la quotidianità indecorosa, ma era ancora niente,
 perché l'obiettivo del regime era uno solo:
  annullare in ogni modo e sotto ogni aspetto la vita delle comunità ebraiche (e non solo),
qui in Italia e in tutta l'Europa nazista fra il '38 e il '45.
 
credits
 Fotografia di Hulton-Deutsch Collection/CORBIS
 
Ci sono stati anni in cui non ho letto altro, 
le mie letture erano le testimonianze di sopravvissuti e saggi storici per capire il contesto in cui tutto questo era maturato.
Sono morta mille volte,
sono impazzita come quelle mamme 
a cui vennero strappati i figli, senza poter capire, senza poter intervenire, senza più sapere che sorte gli sarebbe toccata.
O come le tante mamme che  hanno accompagnato i loro bambini alle camenre a gas, coi loro balocchi in mano sollevandoli il più in alto possibile a carpire l'ultimo respiro, per poi ricadere con loro nell'enorme mucchio, cadaveri.
 

credits
foto per gentile concessione dell’archivio del museo Yad Vashem di Gerusalemme
 
Sono morta davanti all'inganno spietato di gente che rincorreva la lucida follia della razza pura
"faccia un passo avanti che vuol rivedere la mamma" 
(cit. "Meglio non sapere"- Marrone - Editori Laterza)
una frase infame, l'inganno peggiore ai danni di bambini soli, che non potevano pensare fosse una bugia, e il pensiero di rivedere la mamma era così forte...
mi dicevo, no, non è possibile,
eppure, 
questo è stato
Oggi, a quasi 70 di distanza, non cessa di lasciare smarriti questa immensa dimensione dell' atrocità nazista, ricoperta da una coltre di folle normalità, ed è racchiuso qui il grande monito di Auschwitz che mai avrebbe potuto essere senza l'aiuto, i mezzi e i materiali offerti dall'industria tedesca.
E il monito non può che tradursi nel ricordare.
"oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano: è l'unico modo per sperare che quell'indicibile orrore non si ripeta, 
(cit. Il silenzio dei vivi - Elisa Springer - Einaudi)
 
Ho tratto lezioni importatissime leggendo le storie terribili di tante persone, 
ma ho letto anche tanto amore per la vita
quell' amore profondo che li ha mantenuti vivi nonostante l'indicibile.
 
Il mio pensiero oggi, va quei bambini e alle loro mamme.
                                                                        

26 gennaio 2012

January 27 1945, A flower not to forget...

the many, too many, little children
who were not allowed to blossom and live

the many little children
whose only wish was a warm smile

This Rose is for
 YOU


Un fiore per i tanti, troppi, bimbi
che non han potuto crescere e vivere

Un fiore per i tanti piccoli bimbi
il cui unico desiderio era un sorriso

Questa rosa è per
VOI






"You say:
dealing with children is tiresome
You are Right
You say:
Because we have to lower ourselves to their intellect. Lower, stoop, bend, crouch down.
You are wrong.
That's not tiring. But because we have to reach up to their feelings. Reach up, Stretch, stand on our tip-toes. As not to offend them."

"Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli."

Janusz Korczak

Could hug you all...
Lisa
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